Gli Orsini, legati ai Savelli
erano quanto questi di nobili tradizioni civili, militari e
religiose, e, nel Napoletano, ebbero nel lungo corso dei secoli
cariche ed attività preminenti. Così Bertoldo Orsini (1322-1325)
fu consigliere di Roberto d'Angiò, arcivescovo di Napoli e
Legato del re ad Avignone; Giovanni (1328-1358), chiamato dal
Mazzocchi « nume della Chiesa napoletana », fu autore delle
Costituzioni e del Rituale della Chiesa di Napoli; Giordano ne
fu Cardinale dal 1400 al 1409. Ma nei diretti rapporti con la
città di Nola, v'è stato anche un Papa, Niccolo III, al secolo
Giovanni Gaetano Orsini (1277-1280), uomo di gran consiglio e
santa vita il quale, secondo il Mazzella, «avendo animo
generoso rifece et abbellì la città di Nola» .
Raimondo Orsini, conte di Nola,
morto nel 1459, eresse fuori della città, alle falde occidentali
della collina di Cicala, una chiesa ed un convento, e li dedicò
a S. Angelo.
Anche i Savelli ebbero rapporti
di rilievo col Regno di Napoli. Ricordiamo, per esempio, Silvio
Savelli, figlio di Camillo, signore dell'Aricela, e di Isabella
Orsini, il quale fu mandato nel 1579 dal S. Pontefice Nunzio a
Napoli per comporre le discordie insorte fra la corte di
Napoli, essendo re Filippo II, e la Santa Sede. Composte tali
discordie nel 1583 lasciò la nunziatura in seguito alla sua
promozione a vescovo di Rossano Calabro 62.
Abbiamo inteso, con tali richiami
alla storia, dimostrare come tutti i membri della famiglia
Orsini - forse per riflesso alla Signoria nolana ebbero cara
la Campania in genere, e Nola in ispecie, sì da essere i
promotori della sua difesa, del suo sviluppo economico, del suo
progresso civile, della sua pacifica vita religiosa.
Date le leggi e le consuetudini
vigenti, da noi testé richiamate alla memoria, per le quali a
Nola e solo a Nola spettava il governo nel diritto
ecclesiastico dei Casali, e perciò pure del Casale di
Camposano, ed il privilegio della celebrazione degli uffici
divini, ribadiamo che soltanto al Conte, governatore dell'Agro
e, per esso, al Vescovo, capo della Diocesi, spettava disporre
delle cose relative al culto religioso.Ora noi ci domandiamo: « II giorno in cui venne eretta la Parrocchia di
Camposano, e fu mestieri eleggere un Patrono, chi poteva
disporre nell'uno e nell'altra, se non gli Orsini, Conte
e Vescovo? ». E ci domandiamo ancora: « Quale Santo
potevano essi, tanto religiosi ed allo stesso tempo
orgogliosi delle familiari tradizioni, eleggere a
Patrono della nuova costituita Parrocchia, se
non un Santo sì caro agli antenati uniti da vincoli di
sangue ai Savelli? Elessero così Gavino Savelli, il
nobile cavaliere romano convertito alla fede di Cristo
dai discorsi di Proto e Gianuario e generosamente
immolatosi per la redenzione delle popolazioni sarde.
«E perché esclusero gli altri
due Santi turritani?». È questa l'altra domanda, che si poneva
l'Autore del già citato articolo del periodico camposanese.
L'esclusione - diremo noi - dei
santi Proto e Gianuario, che con Gavino formano l'ndissolubile
trinomio turritano, ci sembra proprio la prova migliore, che
convalida il nostro pensiero, che rende plausibili le nostre
asserzioni. Gli Orsini intesero, suggerendo o imponendo il culto
di Gavino a Camposano, di creare nel territorio della Contea,
presso la città sede della loro signoria, non lontano dal
Cemeterium Nolanum, sacro al culto di numerosi Santi e
Martiri della spietata sanguinosa persecuzione di
Diocleziano e Massimiano, un centro di fede religiosa, che,
nelle indissociabili gloriose vicende delle famiglie Savelli ed
Orsini, servisse a tenere deste le magnifiche tradizioni della
loro casata, e nello stesso tempo legare sempre più le già
devote popolazioni, attraverso l'incalcolabile forza della
fede, al loro governo. Presa non in considerazione l'idea,
destituita d'altronde di qualsiasi fondamento storico, di
gente venuta dalla Sardegna a stabilirsi in queste contrade
portando seco il culto del Santo turritano, riteniamo al
contrario di avere luminosamente dimostrata la fondatezza della
ipotesi avanzata dal Dott. Polimene l'anno scorso, che cioè « la
famiglia Savelli doveva avere molta risonanza anche in Campania,
e specialmente in Camposano » .
Abbiamo più esattamente provato
che non fu precisamente la famiglia Savelli ad avere risonanza
in Campania, ma gli Orsini, che con i Savelli erano vecchi
congiunti e che questi ebbero stretti rapporti ed interessi con
Camposano, fino a quando con la venuta di Carlo V e con il
tramonto della signoria nolana, il Casale non si staccò
definitivamente erigendosi ad università e passando quindi
sotto l'influenza dei Mastrilli.
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