Grazie all’impegno dell’associazione
Pro Loco Camposano ed alla sensibilità dei fedeli, tra i quali per
fervore ed impegno si evidenzia la famiglia Sirignano, la Festa rivive
nella sua integrità, fatta di celebrazione religiosa e allegra
convivialità così come da tempo non era più, il
7 agosto.
Così oggi come nei secoli che furono,
le antiche tradizioni popolari legate al
culto del santo quali la distribuzione dell’olio e del pane benedetto,
la Sagra dell’Anguria, i concerti di musica napoletana, animano le ore
di quella fascinosa e suggestiva giornata; una nota di nuovo viene allo
stesso tempo dai nuovi eventi creati dalla Pro Loco per arricchire i
festeggiamenti ed entrati ormai nella tradizione, quali la gara
Podistica e la pesca di beneficenza.
La cornice dei festeggiamenti è l’antica
chiesetta dedicata al Santo, posta nei pressi degli argini dell’alveo
del Gaudo al confine con Cimitile, interessata da un processo di
ristrutturazione architettonica grazie all’impegno dell’associazione.
Fonti documentate fanno risalire l’erezione di una piccola cappella
votiva, divenuta poi chiesetta, nel 1902; a seguito dell’alluvione
che colpì Mugnano del Cardinale, alcuni fedeli ritrovarono
nell’alveo, in prossimità dell’attuale chiesa, un’antica statua di un
santo trascinata da una corrente
d'acqua. Proprio poiché la
stata era arrivata come un dono
divino, iCamposanesi la identificarono in S.Donato, il cui culto era molto radicato sul
territorio nazionale. L’erezione
della chiesetta e l’inizio dei festeggiamenti, possono quindi essere
visti quindi come segno di devozione per lo scampato pericolo da parte
dei fedeli.
La chiesa, originariamente su territorio cimitilese, è passata alla
giurisdizione di Camposano a seguito della rettifica dei confini nel
1985, ma è solo nel 1997 che i festeggiamenti sono
stati riportati agli antichi splendori grazie all’impegno della Pro Loco.
Il
programma ufficiale dei festeggiamenti da sempre registra la
processione spontanea dei Camposanesi, che oggi come ieri, si recano a piedi nel
luogo dove sorge la chiesetta per ascoltare la Santa Messa nell’unico giorno
dell’anno in cui la chiesa è aperta.
In particolare i più anziani recitano durante il tragitto
una giaculatoria, ossia una breve orazione rivolta al santo in
senso di devozione o utilizzata per richieste di grazia:
«Sant Runat mio!Cu
stu pan e mulone, Famme
passa stu rulore».All'interno della chiesa una bilancia in legno, tuttora
conservata, ricorda una curiosa devozione:
i fedeli offrivano l'equivalente in grano del peso di un bambino guarito dal santo; quindi, su un
piatto della bilancia veniva poggiato il bimbo guarito, dall’altro
l’equivalente in grano.
Due gli elementi caratterizzanti il
culto del Santo: l’olio e l’anguria. Dopo la messa si benedice l’olio, elemento
utilizzato nella cultura popolare “per allontanare i cattivi pensieri”,
e viene distribuito ai fedeli il pane benedetto. Nello spiazzo
antistante la Chiesetta, e fino a notte tarda, iniziano poi i riti più
squisitamente pagani, con balli e canti popolari, mangiando anguria,
frutto di stagione che simboleggia nell’immaginifico collettivo “allegria” e “felicità”.
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