Che cosa era Camposano (Campasano) nella seconda metà del Quattrocento, nell'epoca
di cui andiamo discorrendo?
Camposano, a due miglia da Nola
era, a quel tempo, uno dei sedici casali dell'Agro Nolano di cui
si componeva la Contea omonima. E questo è un elemento
importante, se non determinante, e comunque utile a spiegare
l'enigma contenuto nel nostro interrogativo. E che cosa era un casale nel
Medioevo? Interpelliamo un'autorità in materia, Giovanni de Petra.
« II casale - egli dice - era
costituito da un aggregato di case separate da strade, ma
ristretto all'utilità della convivenza locale, senza verun
concorso dei luoghi vicini ». Camposano, situato in perfetta
pianura, quasi isolato, è tale ancor oggi, malgrado il grande
sviluppo della rete stradale e la ferrovia che gli passa
accanto. La sua origine è - a quanto sembra - legata e cara ad
un tempo al ricordo dei nolani, i quali vi si rifugiarono
durante l'imperversare di una pestilenza. Siffatte calamità
erano frequenti nel Medioevo, a causa dello straripamento delle
acque del Clanio. Nella salubrità dell'aria i profughi vi
trovarono la salvezza e la salute. « Campo sano »: da qui il suo
nome. Ma già prima, nella tormentata storia delle nostre
contrade, a Camposano trovò scampo parte dei nolani, costretti
ad abbandonare le loro case distrutte o date in preda alle
fiamme dai Vandali, dai Saraceni, dagli Ungheri, dai
Longobardi. Il primitivo piccolo aggregato di case del
villaggio si accrebbe per i molti rifugiati, che, cessato il
pericolo preferirono l'aria salubre della campagna alla
comodità della prossima regina dell'Agro. E così quel centinaio
di anime salì progressivamente al mezzo migliaio, fino a
raggiungere nella metà del Settecento 1482 anime, discese poi,
per ragioni storiche diverse, sulla fine del medesimo
secolo a 1400 ».
Si deve alla salubrità dell'aria,
alla feracità della terra alla ricchezza dei suoi prodotti
(biade, legumi, canapa, vino, baco da seta, ecc), all'attività
operosa del suo popolo, il progresso compiuto, ed il suo
crescente incremento demografico.
Che cosa era, dunque, Camposano
nell’età di cui andiamo parlando? Un casale della contea di
Nola, ossia un piccolo borgo di poche anime, il cui culto
religioso si praticava in qualche modesta Chiesetta. Pietro
Diacono dice che nel 1091 Riccardo d' Aquila donò varie chiese
fra cui S. Giovanni di Fabrateria in Camposano, con tutti i beni
suoi, e l'Abate gli diede per tutte dette chiese 25 libbre.
Mano a mano, intanto, ne erano
sorte delle altre. Il sentimento religioso potente e diffuso
nell'età di mezzo fece pullulare ovunque chiese e cappelle,
specie nell'Italia meridionale.
Il Remondini ricorda, per
esempio, il beneficio di San Vito di Camposano, ceduto per
decreto del vescovo Antonio Scarampo al Seminario di Nola,
all'atto della sua erezione, all'indomani del Concilio di Trento
(Bolla settembre 1567). È ovvio che cresciuta la
popolazione per le frequenti migrazioni di nolani che là si
vedevano in luogo più sicuro e più sano, fu giocoforza
provvedere ad assicurare la pratica degli esercizi religiosi
in maniera più consona ed adeguata ai bisogni. Da qui la
necessità di elevare una di quelle rettorie al rango di
Parrocchia. E tutto fa ritenere, per un complesso di intuibili
ragioni, che tale provvedimento venne promosso dagli Orsini, e
precisamente dal Vescovo Orlando, del quale abbiamo ampiamente
parlato: il conte di Nola, da un lato, il vescovo dall'altro,
erano parimenti pensosi e solleciti del bene materiale e
spirituale delle popolazioni dell'Agro. Sappiamo fra l'altro dai
Registri Angioini, che già « la città di Nola aveva privilegio
di far celebrare gli uffici divini nella Chiesa di Camposano,
sottoposta alla sua giurisdizione » .
Vissuto proprio nel periodo
storico del quale ci occupiamo, Ambrogio Leone chiarisce meglio
quelli che erano i rapporti fra la Contea degli Orsini ed i
Casali dipendenti: « I nolani resero soggetti alla città di
Nola - egli scrive - moltissimo tormentata, sia tutti questi
paesi, sia anche più altri, sicché fossero retti da essa non
sola nel diritto civile, ma anche in quello ecclesiastico, il
che è stato conservato fino ai nostri tempi: quantunque alcuni
di essi non ricevano i diritti civili dalla città, tuttavia
tutti obbediscono e sono governati dai nolani nel diritto
ecclesiastico ».