Nelle sere d’agosto, quando ancora il
rossore di una sole calante incendia l’aria, la chiesa di San Donato,
sola a presidio dell’alveo omonimo, si offre allo sguardo di chi si
spinge con gli occhi a meridione.
Solitaria e distante dall’abitato di
Camposano, eppure così importante per i camposanesi, la chiesetta di
S.Donato, rappresenta uno dei momenti più importanti per la lettura
attenta della storia e delle tradizioni di Camposano.
Pieve di campagna, o solitario eremo di
antichi frati, la chiesetta di S.Donato, la cui edificazione è ancora
avvincente mistero per gli studiosi di storiografia locale, da che
memoria possa ricordare si sveglia dal suo solitario sonno per
accogliere i fedeli che da ogni dove, il 7 di agosto, vi arrivano per
onorare S.Donato, e “le sue angurie”.
Il mistero, come la nebbia delle mattine di un umido marzo, avvolge il
significato primitivo del culto che si celebra nella piccola chiesa;
infittiscono le trame del mistero di S.Donato di Camposano, le frotte di
pellegrini-devoti che fin dall’avellinese si spingono fino ai limitari
dei confini camposanesi, mossi solo dal desiderio di rinnovare l’antico
rito della messa di agosto, del “muorzo” di pane ed anguria,
accompagnato dalla giaculatoria:
«Sant Runat mio!
Cu stu pan e mulone,
Famme passa stu
rulore».
Grazie all’impegno dell’associazione
Pro-Loco Camposano ed alla sensibilità dei fedeli, tra i quali per
fervore ed impegno si evidenzia la famiglia Sirignano, la Festa rivive
nella sua integrità, fatta di celebrazione religiosa e allegra
convivialità così come da tempo non era più, il 7 agosto. Così oggi come nei secoli che furono, le antiche tradizioni popolari legate al
culto del santo quali la distribuzione dell’olio e del pane benedetto,
la Sagra dell’Anguria, i concerti di musica napoletana, animano le ore
di quella fascinosa e suggestiva giornata; una nota di nuovo viene allo
stesso tempo dai nuovi eventi creati dalla Pro Loco per arricchire i
festeggiamenti ed entrati ormai nella tradizione, quali la gara
Podistica e la pesca di beneficenza.
La cornice dei festeggiamenti è l’antica
chiesetta dedicata al Santo, posta nei pressi degli argini dell’alveo
del Gaudo al confine con Cimitile, interessata da un processo di
ristrutturazione architettonica grazie all’impegno dell’associazione.
Fonti documentate fanno risalire l’erezione di una piccola cappella
votiva, divenuta poi chiesetta, nel 1902; a seguito dell’alluvione
che colpì Mugnano del Cardinale, alcuni fedeli ritrovarono
nell’alveo, in prossimità dell’attuale chiesa, un’antica statua di un
santo trascinata da una corrente d'acqua. Proprio poiché la
stata era arrivata come un dono
divino, i Camposanesi la identificarono in S.Donato, il cui culto era molto radicato sul
territorio nazionale.
L’erezione
della chiesetta e l’inizio dei festeggiamenti, possono quindi essere
visti quindi come segno di devozione per lo scampato pericolo da parte
dei fedeli. La chiesa, originariamente su territorio cimitilese, è passata alla giurisdizione di Camposano a seguito della
rettifica dei confini nel 1980, ma è solo nel 1997 che i festeggiamenti
sono stati riportati agli antichi splendori grazie all’impegno della Pro
Loco.
Il programma ufficiale dei festeggiamenti da sempre registra la
processione spontanea dei Camposanesi,
che oggi come ieri, si recano a piedi nel luogo dove sorge la chiesetta per
ascoltare la Santa Messa nell’unico giorno dell’anno in cui la chiesa è
aperta.
All'interno della chiesa una bilancia in legno, tuttora
conservata, ricorda una curiosa devozione:
i fedeli offrivano l'equivalente in grano del peso di un bambino guarito dal santo; quindi, su un
piatto della bilancia veniva poggiato il bimbo guarito, dall’altro
l’equivalente in grano. Due gli elementi caratterizzanti il
culto del Santo: l’olio e l’anguria. Dopo la messa si benedice l’olio, elemento
utilizzato nella cultura popolare “per allontanare i cattivi pensieri”,
e viene distribuito ai fedeli il pane benedetto.
Nello spiazzo
antistante la Chiesetta, e fino a notte tarda, iniziano poi i riti più
squisitamente pagani, con balli e canti popolari, mangiando anguria,
frutto di stagione che simboleggia nell’immaginifico collettivo “allegria” e “felicità”.
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