La
questua ed il ricavato delle derrate agricole offerte dai
contadini avevano consentito al comitato di allestire grandiosi
festeggiamenti in onore del Santo Patrono.
Complessi caratteristici, concerti bandistici, luminarie,
processioni e fuochi d’artificio ad alto potenziale avrebbero
allietato il paese dall’alba del 4 settembre fino alla notte del
sei. […].
Bello, aitante, volto da adolescente quasi femmineo, sguardo
sereno e distaccato. L’elmo, la corazza, la vermiglia clamide, i
calzari, la mano sinistra al cuore e la destra protesa a reggere
il vessillo della novella fede completano un’immagine che
esalta la fierezza dei veterani delle trincee e suscita fiammate
d’amore nelle adolescenti. Così lo vollero, circa un secolo fa,
quelli che decretarono la quiescenza del “Vecchio”. Più anziano,
non guerriero, capo inclinato verso la spalla, occhi
supplichevoli rivolti al cielo, il vecchio S. Gavino fu relegato
in una chiesetta periferica perché non seppe difendersi dalle
fiamme di un lumino che in parte lo divorò.
L’alba del 4
settembre fu salutata dallo sparo di mortaretti congiunto allo
scampanio dei sacri bronzi della parrocchia dove il festeggiato
risiede e a sera primo spettacolo canoro nella piazza illuminata
a giorno. Una pioggerella a fine spettacolo fu accolta, in tanta
calura, come segno di benevolenza del santo. Il mattino del 5
settembre destò qualche nota di malumore in quanto la
pioggerella non cessava e la sua persistenza avrebbe
potuto mettere in forse la processione e l’attesa gara dei
fochisti.
La messa solenne iniziò puntualmente con orchestra e coro. […]
Intanto fuori la pioggia infittiva e dai monti circostanti una
coltre di nubi scure e minacciose si distendeva al piano. La
messa finì e l’andate in pace dell’officiante fu come non detto.
Pioveva a
dirotto. Né seguì un rapido conciliabolo tra i componenti del
comitato e l’ordine del presidente fu perentorio: "Scendetelo
giù!" Quattro giovani contadini, quasi d’assalto, scalarono
l’altare maggiore dove il Guerriero troneggiava e di peso lo
calarono. […]
L’arresto al limite del sagrato fu inevitabile. Pioveva a
dirotto.
Un senso di sconforto cominciò a segnare il volto dei fedeli e
tanto silenzio in chiesa durante un’attesa a tempo
indeterminato aveva del prodigioso. […]
Passò una camionetta a forte velocità. "I pompieri" gridarono
quelli che sostavano all’ingresso e la parola, come un’immensa
onda, pervase l’interno. […]
Un ragazzo, incurante della tempesta, si precipitò nella strada
per seguire la corsa dei pompieri. "E’ straripato il lagno,
tornano indietro" gridò.
Un putiferio che si scatenò nella chiesa è poca cosa a fronte di
quello che accadde fuori. L’argine del torrente che scorreva ad
un centinaio di metri dal paese aveva ceduto alla furia delle
acque che ora si riversavano nell’abitato trascinando
suppellettili, derrate e attrezzi agricoli, animali da cortile e
oggetti di ogni genere e tipo. Quell’ira di Dio durò tre ore con
un consuntivo impressionante di crolli, allagamenti e dissesti.
Il fango ed i detriti alluvionali superavano, nelle strade il
metro. […]
Non era più tempo di festa. Ciò che urgeva era un’analisi
approfondita dell’evento calamitoso per risalire al
responsabile. Un manovale osservò che, quando fu cavato
l’alveo, le pale meccaniche asportarono l’intera fascia di terra
prossima alle ripe, indebolendole. Responsabile, a suo avviso,
era il committente o l’esecutore dei lavori. Questa
considerazione di estrazione terrena fu respinta,
dopo un roco brontolio, perentoriamente dal presidente. E’ stata
l’acqua, l’enorme massa d’acqua che ha premuto e ha fatto
saltare la ripa […]. Conseguito l’assenso su questo punto "se
è così"- incalzo - non venite a dirmi che quella specie d’acqua
l’ha mandata la Bonifica o quel disgraziato della pala
meccanica. L’acqua - urlando - la manda chi la comanda".
L’allusione non concedeva dubbi. "Allora,- chiarì il manovale
-
il colpevole è lui?". "Si, proprio Lui" confermo il presidente.
[…]
“Lui la festa la vuole in agosto, anzi, prima dell’ultima
domenica di agosto”. I gavinologi presenti confermarono
che già tanti anni fa la posposizione della data suscitò dannosi
risentimenti nel santo. […]
Il cassiere del comitato, confidando nella comprensione dei
creditori, si dichiarò ottimista: "Un sostanzioso abbuono lo
avremo certamente e aggiunto quello all’incasso del prossimo
anno faremo una festa ancora più bella”. "Non farti illusioni-
lo interruppe il presidente - I contadini non ci daranno una
lira né una lira ne un sacco di patate. […]
Il presidente
intuì quali tremendi pensieri vagavano nella mente dei suoi
collaboratori e capì pure che la sopravvivenza del sodalizio
occorreva rassicurarli. "La via di uscita ci sarebbe", disse e
tacque. Tutti guardarono a lui ansioso di sentire la soluzione
liberatoria. Quel diabolico cristiano li fissò uno ad uno
come per bloccarne preventivamente ogni inutile dissenso e con
la sicumera di un astuto imbonitore propinò la sua trovata: "Dobbiamo dare soddisfazione ai contadini per l’offesa e i danni
subiti. Il giovane Guerriero l’anno prossimo non uscirà.
La festa la faremo al Vecchio”.
La proposta piacque e fu accolta senza riserve.
Il 5 per mille consente ai contribuenti di destinare una parte delle imposte dell’IRPEF a favore della PRO LOCO CAMPOSANO.
La destinazione della quota del 5 per mille è complementare (cioè si aggiunge) all’opzione del più classico 8 per mille destinato allo Stato e alle confessioni religiose riconosciute.
Puoi quindi assegnare sia l’otto per mille che il cinque per mille. I redditi sono quelli prodotti nel 2010 e dichiarati nel 2011.
I modelli sono il modello CUD 2011, il modello 730 del 2011, il modello UNICO persone fisiche 2011.